© Inter via Getty Images Inter-Napoli, uno spettacolo da Premier
Abbiamo (ri)visto le più forti del campionato. Più forti tecnicamente, atleticamente, strutturalmente. Le candidate uniche. Potrei proseguire con gli avverbi - in cantina ne possiedo un’intera riserva - ma mi fermo qui per non annoiare.
Abbiamo anche (ri)visto il miglior attaccante del campionato, Lautaro, presente in tutti i settori del campo e totalmente a disposizione della squadra. Ma anche il miglior tuttocampista, McTominay, capace di riempire di sé qualsiasi momento, qualsiasi zona, e di segnare due gol importantissimi e salvifici.
Abbiamo inoltre capito perché Rocchi, che è dentro uno dei periodi più complicati della sua gestione “zappicante”, abbia consegnato di nuovo la sfida a Daniele Doveri: ha ridotto la quota rischi affidandosi al più bravo. Anche la collaborazione col Var ha funzionato al meglio nell’episodio dello step on foot.
Inter-Napoli è una partita che c’entra pochissimo con le altre della A: ieri, e non solo per l’intensità, lo spettacolo di San Siro non ha avuto niente da invidiare a quelli della Premier.
Le due squadre hanno caratteristiche comuni: a differenza del Napoli, che ogni tanto registra cadute di tensione (Bologna, Como, Verona) l’Inter è però più continua, ma è altrettanto vero che Conte lavora da mesi con un numero di giocatori ridotto dagli infortuni (un autentico guaio le sostituzioni), mentre Chivu avverte soltanto il peso dell’assenza di Dumfries: Luis Henrique è uno o due piani sotto, non a caso Thuram si muove spesso a destra per offrire alternative a una manovra indirizzata fisiologicamente dalla parte opposta dove agisce Dimarco.
Chiarisco che l’impressione migliore, nell’occasione, l’ha fatta il Napoli che non ha subìto l’Inter e ha saputo reagire immediatamente a colpi che avrebbero ammazzato un cavallo (metafora un po’ così, allegriana), in particolare il rigore di Calhanoglu a venti minuti dalla fine. Il palo di Micki nel finale fa il paio con le due enormi occasioni avute dal Napoli all’inizio della ripresa.
PS 1. Nutro una grande ammirazione per Marcus Thuram: è un signor attaccante, ma è soprattutto uno che sa stare in campo, un campione di professionalità e sportività.
PS 2. Beukema è irriconoscibile: sempre incerto, lento nelle reazioni, distante anni luce dal giocatore che avevo visto e rivisto decine di volte nel Bologna. Un’involuzione incomprensibile.
Non finisce qui.
